Itinerario
Questo primo itinerario si propone di ripercorrere le tappe dei luoghi più antichi visitati da S. Francesco, posti lungo un diverticolo della via Flaminia che da Assisi conduceva in Ancona, secondo la descrizione di uno dei viaggi nella regione che ci fornisce Tommaso da Celano, primo biografo del Santo (1Cel 28).
Attraversando una volta la Marca d’Ancona, dopo aver predicato nella stessa città, e dirigendosi verso Osimo, in compagnia di frate Paolo, che aveva eletto ministro di tutti i frati di quella provincia, incontrò nella campagna un pastore, che pascolava il suo gregge di montoni e di capre. In mezzo al branco c’era una sola pecorella, che tutta quieta e umile brucava l’erba. Appena la vide, Francesco si fermò, e quasi avesse avuto una stretta al cuore, pieno di compassione disse al fratello: «Vedi quella pecorella sola e mite tra i caproni? Il Signore nostro Gesù Cristo, circondato e braccato dai farisei e dai sinedriti, doveva proprio apparire come quell’umile creatura. Per questo ti prego, fìglio mio, per amore di Lui, sii anche tu pieno di compassione, compriamola e portiamola via da queste capre e da questi caproni» Frate Paolo si sentì trascinato dalla commovente pietà del beato padre; ma non possedendo altro che le due ruvide tonache di cui erano vestiti, non sapevano come effettuare l’acquisto; ed ecco sopraggiungere un mercante e offrir loro il prezzo necessario. Ed essi, ringraziandone Dio, proseguirono il viaggio verso Osimo prendendo con sé la pecorina. Arrivati a Osimo si recarono dal vescovo della città, che li accolse con grande riverenza. Non seppe però celare la sua sorpresa nel vedersi davanti quella pecorina che Francesco si tirava dietro con tanto affetto. Appena tuttavia il servo del Signore gli ebbe raccontato una lunga parabola circa la pecora, tutto compunto il vescovo davanti alla purezza e semplicità di cuore del servo di Dio, ne ringraziò il Signore. Il giorno dopo, ripreso il cammino, Francesco pensava alla maniera migliore di sistemare la pecorella, e per suggerimento del fratello che l’accompagnava, l’affidò alle claustrali di San Severino, che accettarono il dono della pecorina con grande gioia come un dono del cielo, ne ebbero amorosa cura per lungo tempo, e poi con la sua lana tesserono una tonaca che mandarono a Francesco mentre teneva un capitolo alla Porziuncola. Il Santo l’accolse con devozione e festosamente si stringeva la tonaca al cuore e la baciava, invitando tutti ad allietarsi con lui.
Un altro giorno, pellegrinando per la stessa Marca, con il medesimo frate Paolo, che era ben felice d’accompagnarlo, si imbatterono in un uomo che portava al mercato due agnelli da vendere, legati, belanti e penzolanti dalle spalle. All’udire quei belati, il servo di Dio, vivamente commosso, si accostò, accarezzandoli, come suol fare una madre con i figlioletti che piangono, con tanta compassione e disse al padrone: “ Perché tormenti i miei fratelli agnelli, tenendoli così legati e penzolanti? ”. Rispose: “Li porto al mercato e li vendo: ho bisogno di denaro ”. E Francesco: “Che ne avverrà?”. E quello: “I compratori li uccideranno e li mangeranno”. Nell’udire questo il Santo esclamò: “Non sia mai! Prendi come compenso il mio mantello e dammi gli agnelli”. Quell’uomo fu ben felice di un simile baratto, perché il mantello, che Francesco aveva ricevuto a prestito da un uomo proprio quel giorno per ripararsi dal freddo, valeva molto di più delle due bestiole. Ma ricevuti gli agnellini, il Santo di nuovo si rese conto del problema imbarazzante: “Come provvedervi?” e, per consiglio di frate Paolo, li restituì al padrone, raccomandandogli di non venderli, di non recar loro danno alcuno, ma di mantenerli e custodirli con cura.
STORIA DELLA CHIESA
E DEL CONVENTO
Le radici francescane della città risalgono ad uno dei primi viaggi di San Francesco nelle Marche (1212), quando il Santo d’Assisi, tornando da Osimo verso la sua terra natale, donò una pecorella, acquistata lungo il viaggio, all’antico monastero delle claustrali di Colpersito (oggi Sorelle Clarisse del Monastero S. Chiara). In questa città S. Francesco, nei pressi dell’antico Monastero di Colpersito, incontrò il famoso cantautore Guglielmo da Lisciano di Ascoli, il “re dei versi”, della corte dell’Imperatore che, profondamente colpito dalle parole del Santo di Assisi, decise di abbandonare ogni gloria mondana e arruolarsi tra le fila del Poverello, col nome di Pacifico. Divenuto primo Ministro Provinciale della Francia, ebbe l’incarico di musicare e diffondere il famoso Cantico delle creature, composto da S. Francesco. L’attuale convento di S. Maria delle Grazie, risalente al XV secolo, anche se precedentemente era già stato un eremo benedettino, è stato caratterizzato, lungo i secoli, come luogo di intensa preghiera, di ritiro e punto di riferimento per pellegrini e cercatori di pace, silenzio e preghiera. La Chiesa a tre navate, recentemente rinnovata, è dedicata a Santa Maria delle Grazie, oggi comunemente nota come Santuario San Pacifico. Qui, infatti, riposano le spoglie del Santo Pacifico Divini, nato in questa stessa città nel 1653 e ivi morto il 24 settembre 1721, vissuto per lo più in questo luogo di ritiro e solitudine, pur dedicandosi alla predicazione e all’accoglienza dei poveri e bisognosi. All’interno è possibile ammirare la pala del Monti, diverse altre tele e la Cappella istoriata del Santo.
ARTE E CULTURA
A S. Severino Marche (235 metri s.l.m.) antica città romana chiamata Settempeda, i cui resti sono visibili provenendo da Macerata, all’ingresso dell’attuale città, si può visitare l’antico
Castello che sovrasta la città: il
Duomo Vecchio, detto anche S. Severino al Monte, con la facciata gotica e la trecentesca torre campanaria, il chiostro del XV secolo; scendendo al borgo si deve fare una visita alla Chiesa romanico-medievale di
S. Lorenzo in Doliolo dove è possibile ammirare affreschi quattrocenteschi di Lorenzo Salimbeni noto esponente dell’omonima scuola settempedana. Di notevole interesse è la
Pinacoteca comunale, dove sono custoditi polittici e dipinti di Allegretto Nuzi, Paolo Veneziano, dei fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni, di Vittore Crivelli, Niccolò Liberatore detto l’Alunno, Bernardino di Mariotto e Lorenzo d’Alessandro, una scuola d’arte di primissimo valore. Meritano inoltre di essere ammirati i numerosi palazzi rinascimentali, le antiche porte delle mura della città e le molte chiese romaniche, gotiche, medievali e rinascimentali che conservano svariate opere d’arte.
Suggeriamo una visita particolare all’antica chiesa e convento
S. Salvatore di Colpersito, dove è custodito un prezioso crocifisso romanico dell’XI secolo; al Santuario della
Madonna dei Lumi, dove sono custoditi i resti di due Beati francescani de I Fioretti di S. Francesco, il Beato Bentivoglio da S. Severino e il Beato Pellegrino da Falerone; al
Monastero S. Chiara dove una vivace e gioiosa comunità di Sorelle Clarisse sono pronte ad accogliervi e guidarvi nella preghiera.
